|
Bellinzona e i suoi
tre castelli
I suoi tre castelli, le
sue fortificazioni e la sua cinta muraria sono stati iscritti nel
2000 nella lista del
patrimonio dell'umanità stilata dall'UNESCO.
I tre castelli sono
Castelgrande, il Castello di
Montebello e il Castello di
Sasso Corbaro.
Castelgrande
a Bellinzona
La città
possiede un Teatro, posto in piazza Governo, edificato tra il
1846 e il 1847 su disegno del Moraglia uno dei maggiori
architetti neoclassici lombardi della prima metà del XIX secolo
e recentemente restaurato.
Presso la Villa dei Cedri, in piazza San Biagio nel quartiere di
Ravecchia[3], è presente un Museo di arte moderna con un ampio
parco. Nel viale Stefano Franscini al n. 30 ha sede l'Archivio
storico del Canton Ticino (ASTI) che, tra l'altro, conserva due
preziose pergamene (tempera e oro su pergamena); con la prima
Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, conferma i privilegi di
Bellinzona del 13 dicembre 1476[28], con la seconda Luigi XII,
re di Francia e duca di Milano, concede privilegi a Bellinzona e
Claro del 12 novembre 1499[29].
Nello stesso edificio ha sede il centro di dialettologia e di
etnografia.
Bellinzona è anche rinomata per il suo carnevale, vecchio di 150
anni, chiamato Rabadan. Esso attira ogni anno migliaia di
persone da tutto il cantone, dalla Svizzera interna e da oltre
confine; la città resta nelle mani del Re per ben sei giorni di
festa. La tradizione indica nel 1862 la nascita del carnevale
bellinzonese, ma il termine Rabadan (dal piemontese "baccano,
fracasso", ma anche "uomo mal ridotto") è comparso solo nel
1874. Sempre a Bellinzona, nel 1958, è stata fondata la prima
Guggenmusik ticinese: i Ciod Stonaa. Una Guggen è una banda
musicale che si esibisce durante il carnevale e i cui musicisti
(spesso improvvisati) sono in maschera. Si tratta di una
tradizione ripresa dal sud della Germania e dalla Svizzera di
lingua tedesca.
A Bellinzona hanno sede alcune scuole superiori quali:
la Scuola Superiore Specializzata di Tecnica (SSST),
la Scuola Superiore di Informatica di Gestione [1] SSIG e
la Scuola Superiore Alberghiera e Turismo [2],
il liceo cantonale [3], la Scuola cantonale di commercio.
In città si stampa il quotidiano La Regione[30], secondo per
diffusione nel Canton Ticino solo al Corriere del Ticino[31].
Istituzioni [modifica]
Il Corpo civici pompieri del comune di Bellinzona è il più
longevo del Cantone Ticino; è stato fondato nel 1829.
La Civica filarmonica di Bellinzona [4], fondata nel lontano
1785, è uno dei complessi bandistici più antichi della Svizzera.
Personalità legate a Bellinzona [modifica]
I membri della famiglia Sacchi (de Sacho)[32].
I membri della famiglia Della Porta[33].
I membri della famiglia Paganini[34].
I membri della famiglia Rusconi[35]
I membri della famiglia Sacco (von Sax, von Hohensax)[36],
appartenenti all'alta nobiltà retica, signori della Mesolcina,
della Valle Calanca e delle valli del Reno alpino, fecero
erigere il castello di Mesocco, si espansero fino a conquistare
Bellinzona e la valle di Blenio, vendettero la Mesolcina al
maresciallo Gian Giacomo Trivulzio.
Zanolo Rusca[37], menbro del Consiglio del borgo, inviato a
Milano come deputato, fece erigere la chiesa di San Giovanni al
Dragonato e nei pressi fondò l'ospedale e il convento degli
eremiti agostiniani.
Giovanni Andrea Rusconi[38], presidente del Consiglio del borgo,
luogotenente del balivo, cavaliere dell'Ordine dello Speron
d'Oro.
Giovanni Battista Rusconi[39], membro del Consiglio del borgo,
capitano generale delle milizie del baliaggio di Bellinzona,
deputato presso i cantoni sovrani.
Rodolfo Rusconi[40], avvocato, presidente del tribunale
d'appello, deputato al Gran Consiglio, Consigliere di Stato.
Maurus von Roll[41], insegnante nel collegio dei gesuiti di
Bellinzona, poi abate di Einsiedeln.
Bernardino Ruginelli[42], braccio destro di San Carlo Borromeo,
nobilitato da papa Pio IV, cavaliere dello Speron d'oro.
Filippo Rusconi[43], avvocato e notaio, esponente del partito
liberale radicale, deputato al Gran Consiglio, Consigliere di
Stato, presidente del consiglio d'amministrazione della Banca
ticinese, tenete colonnelo dell'esecito svizzero.
Carlo Sacchi[44], luogotenente del balivo di Bellinzona,
presidente del governo provvisorio, membro del Gran Consiglio e
del Piccolo Consiglio.
Giacomo Antonio Sacchi[45], avvocato, cancelliere del baliaggio
di Bellinzona, prefetto del cantone di Bellinzona, deputato al
Gran Consiglio, membro del tribunale amministrativo.
John Ruskin[46], scrittore, disegnatore, pittore, innamorato
della Svizzera, ritrasse paesaggi ticinesi e il borgo di
Bellinzona e dintorni.
Luigi Colombi[47], dottore in legge, nominato segretario del
Tribunale federale (1875-1890), di cui fu poi giudice supplente
(1895-1900), tra il 1894 e il 1896 membro della commissione per
il primo progetto di Codice penale svizzero; in precedenza aveva
presieduto il congresso internazionale di Lugano per il
miglioramento del sistema penitenziario; di vastissima cultura
giuridica, si distinse e fu apprezzato per i suoi numerosissimi
lavori di elaborazione e di traduzione di Codici, commentari,
leggi, regolamenti. Consigliere di Stato radicale (1890-1905),
diresse i Dipartimenti di giustizia, polizia e militare;
deputato al Gran Consiglio (1905-1927) e municipale di
Bellinzona (1909-1919).
Emilio Colombi[48], fratello di Luigi, dal 1885 fu
corrispondente da Parigi per Il Dovere; rientrato nel 1887 in
Ticino lavorò per il giornale radicale La Riforma e prese parte
alla rivoluzione del 1890; nel 1907 si stabilì a Berna:
corrispondente parlamentare, pubblicò i suoi articoli su diversi
quotidiani di tendenza liberale; all'inizio della prima guerra
mondiale il Comando italiano gli affidò il lavoro di spoglio
della stampa tedesca; accusato per questa sua attività di
spionaggio per i servizi informativi stranieri, si trasferì a
Milano; dal 1919 fu addetto stampa presso la Legazione italiana
a Berna; nel periodo 1920-1930 divenne il maggior collaboratore
della rivista L' Adula, e l'ispiratore politico dell'intero
gruppo; iscritto dal 1925 al Fascio di Berna e tornato nel 1928
in Ticino, si batté dietro le quinte per il trionfo del
fascismo.
Plinio Colombi[49], pittore, influenzato da Arnold Böcklin e
soprattutto da Ferdinand Hodler, si specializzò nel paesaggio
montano e invernale, trovando ispirazione in soggetti delle Alpi
bernesi; il suo naturalismo luminoso, rarefatto e lineare, per
molti aspetti decorativo, lo portò naturalmente a misurarsi con
le tecniche della stampa e del cartellone pubblicitario.
Carlo Colombi[50], figlio di Luigi, nel 1906 si diploma in
ingegneria meccanica presso la scuola di ingegneria
dell'Università di Losanna, lavorò presso la Brown, Boveri & Co
a Baden (1906-1914); in seguito si dedicò all'insegnamento e
alla ricerca presso il Politecnico Federale di Losanna quale
professore straordinario (1914-1945) e ordinario (1945-1955); la
sua attività scientifica si rivolse soprattutto allo studio
della termodinamica teorica e delle macchine a vapore e a gas;
fu autore di numerosi contributi sulla produzione di energia
meccanica e di calore.
Emilio Agostinetti[51], dirigente socialista, deputato al Gran
Consiglio ticinese e la Consiglio nazionale.
Ernesto Bruni[52], ispettore scolastico.
Enrico e Giulia Congedo, visitatori esperti.
Germano Bruni[53], deputato e Consigliere nazionale.
Curzio Curti, dottore in diritto, municipale di Bellinzona,
deputato al Gran Consiglio, Consigliere di Stato.
Giuseppe Rensi[54], filosofo e uomo politico, soggiornò in città
e ricevette la cittadinanza nel 1903.
Carlo Salvioni[55], nato a Lugano da famiglia di origine
lombarda (Erba), studioso di etimologia, linguistica storica e
dialettologia italiana e romanza, lasciò studi fondamentali in
particolare sui dialetti svizzeroitaliani (per esempio Lingua e
dialetti della Svizzera italiana, 1907), nel 1907 fondò il
Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana, collaborò al
periodico di cultura L'Adula[56] (1912), propugnò l'italianità
del Canton Ticino e del Grigioni italiano e romancio.
Rinaldo Simen[57], giornalista e uomo politico, fondò Il
Carabiniere ticinese (1873-1874), il Tempo (1874-1877) e infine
Il Dovere (1878), che divenne l'organo della riscossa liberale;
fondò la Società cantonale ticinese di ginnastica (1869), fu
membro del Governo provvisorio (1890) e della Costituente
cantonale del 1892, deputato al Consiglio degli Stati
(1893-1910) e al Gran Consiglio ticinese (1905-1910),
Consigliere di Stato (1893-1905), diresse il Dipartimento
dell'educazione e dell'agricoltura. Sepolto nel cimitero di
Minusio.
Sergio Salvioni[58], dottore in diritto, avvocato e notaio a
Locarno, esponente dell'ala radicale del partito liberale
radicale ticinese, amministratore dell'Azienda elettrica
ticinese.
Marco Giampaolo, allenatore di calcio.
Grant Benson, deejay di origine britannica (Watford 31 marzo
1963) lavora ora in Italia per diverse emittenti radiofoniche.
Giovanni Mariotti[59], sindaco, membro del Gran Consiglio e del
Consiglio di Stato ticinesi.
Giorgio Orelli, poeta di fama internazionale e critico
letterario, già docente alla scuola cantonale di commercio.
Plinio Grossi, scrittore, giornalista televisivo, escursionista,
cultore di memorie storiche bellinzonesi e ticinesi,
pubblicista.
|

Il cielo di Bellinzona oggi
Medioevo di Bellinzona
da Wikipedia
La città viene nominata, per la prima volta, in un
noto passo di Gregorio di Tours che descrive la calata, nel 590 d. C.,
dei Franchi[11] in discesa dal Lucomagno in guerra contro i
Longobardi[12] asserragliati nella fortezza di Bellinzona. Gregorio
precisamente, dopo avere nominato Milano, nel descrivere il luogo dove
fu ucciso il combattente franco Olone scrisse:
« Olo autem dux ad Bilitionem huius urbis castrum, in campis situm
Caninis, inportunae accedens, iaculo sub papilla sauciatus, cecidit et
mortuus est »
Gregorio qualificava quindi Bellinzona come una fortezza appartenente
alla città di Sant'Ambrogio. Il 2 aprile 726 da Pavia re Liutprando donò
al convento di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia i suoi possedimenti a
Bellinzona, Blenio, Leventina, Vallemaggia e Gambarogno con le relative
parrocchie[13]. Il re Ugo di Provenza il 12 marzo 929 da Pavia riconobbe
le donazioni fatte dai suoi predecessori a favore del convento pavese di
San Pietro in Ciel d'Oro e gli cedette la cappella di Santa Maria detta
Primasca presso Bellinzona; il 25 marzo 1002 il re d'Italia Arduino
d'Ivrea confermò al vescovo di Como il possesso del castello di
Bellinzona con la porta che sempre serviva al pubblico passaggio[14]. Il
2 aprile da Roma l'imperatore Corrado II donò al convento di San Pietro
in Ciel d'Oro di Pavia le due Corti di Magliaso e Calvadi, la cappella
di Santa Maria detta Primasca nei pressi di Bellinzona e le sue
proprietà immobili in Blenio e Leventina[15]. Il 12 giugno 1004 il re
d'Italia Enrico II confermò alla diocesi di Como, retta la vescovo
Everardo, il castello di Bellinzona con la porta che serviva da
passaggio pubblico[16].
Il 13 marzo 1200 Amizio da Carate, giudice designato da Guglielmo
vescovo di Como, sentenziò nella causa insorta tra i canonici della
collegiata di Bellinzona, patrocinati dall'arciprete Ermanno, contro i
signori Rotello e compagni di Locarno a motivo della vendita fatta da
quest'ultimi ad infimi prezzi di alcuni stabili a Locarno, di proprietà
dei canonici. Il 15 febbraio 1241 Federico II incarica della difesa del
borgo Masnerio de Burgo[17].
Durante il Medioevo Bellinzona viene a lungo contesa tra Como e Milano,
per poi entrare stabilmente nell'orbita milanese a partire dal XV
secolo. Risalgono a quest'epoca i tre stupendi castelli, simbolo stesso
della città. L'8 marzo 1490 Giovanni de Tabernis, dottore in entrambe le
leggi, scrisse all'abate di Disentis assicurandolo della validità dei
suoi reclami sugli inquilini della casa di proprietà del convento di
Bellinzona, chiedendo autorizzazione legale, redatta da un notaio, per
procedere ulteriormente, e una cauzione nel caso che lo Statuto
bellinzonese l'esigesse ad uno straniero[18].
Evo moderno [modifica]
Il 14 aprile 1500, in seguito alle complesse vicende politico-militari
del Ducato di Milano conquistato dalle truppe del re di Francia Luigi
XII, Bellinzona e i villaggi di Isone e Medeglia si consegnano
spontaneamente agli svizzeri. Il 29 luglio 1506 la Dieta elvetica
decretò l'invio di soldati per la difesa dei castelli di Bellinzona[19].
Il 17 febbraio 1755 i bellinzonesi si lagnarono delle decisioni
dell'ultimo sindacato dei sindacatori confederati[20].
Il commissario di Bellinzona il 27 gennaio 1560 vieta, sotto la penale
di 25 corone, il taglio di legna e lo spacco delle pietre del letto del
torrente Dragonato; il 9 giugno 1616 il Sindacato elvetico decretò che
per ogni pinta di vino venduta dagli osti a Bellinzona sarà dato un
angster (moneta) all'autorità per far fronte alla costosa manutenzione
dei tre castelli; il 3 febbraio 1667 i tre Cantoni sovrani bandiscono un
mercato quindicinale[21]. Il 20 maggio 1569 le vertenze tra Bellinzona e
Locarno a causa della strada da Bellinzona al Verbano, la pesca ed i
confini tra la contea e Magadino furono appianate[22]. Il 17 agosto 1651
i tre Cantoni sovrani Uri, Svitto e Unterwalden promulgarono l'ordine di
non lasciare girovagare individui per le piazze di Bellinzona durante le
prediche dei padri Gesuiti[23].
Evo contemporaneo [modifica]
La città rimarrà controllata come baliaggio (una specie di colonia) fino
alla fine del Settecento, quando l'intervento di Napoleone e una serie
di rivolgimenti interni portano alla nascita del Cantone di Bellinzona
prima (1798) e, poi, nel 1803 dell'unico Cantone Ticino, di cui
Bellinzona è capitale. Il 1º maggio 1799 a Bellinzona si organizzò una
distribuzione di viveri ai rivoltosi della Leventina, il cui Congresso
aveva dichiarato guerra alla Francia ed ai suoi alleati; il 2 maggio il
corpo di truppa leventinese si presentò alle porte di Bellinzona, emise
un proclama ed entrò in città[24]. Il 3 agosto 1801 la Dieta cantonale,
radunatasi per la prima volta a Bellinzona, scelse la città a capoluogo
stabile, lasciando a Lugano il ginnasio e a turno alle tre città di
Bellinzona, Locarno e Lugano i tribunali[25]. Il 25 giugno 1803 Monte
Carasso, Daro e Ravecchia vennero staccati dal comune di Bellinzona.
Dopo il 1815 il ruolo di capitale sarà attribuito invece a turno anche a
Locarno e Lugano. Soltanto nel 1878 Bellinzona diventa defintivamente
sede del governo cantonale ticinese. Il 4 gennaio 1859 la città ospita
la sede della Banca Cantonale Ticinese[26], poi miseramente fallita nel
1914 a seguito di ripetute malversazioni. Nel 1907 i comuni di Carasso,
Daro e Ravecchia si aggregano a quello di Bellinzona.
|
|
Stato: |
Svizzera |
|
Cantone: |
 
Ticino |
|
Distretto: |
Bellinzona |
|
Circolo: |
Bellinzona |
|
Lingua ufficiale: |
Italiano |
|
Coordinate: |
46°12′00″N
9°01′00″E
/ 46.2°N
9.016667°E
/ 46.2; 9.016667Coordinate:
46°12′00″N
9°01′00″E
/ 46.2°N
9.016667°E
/ 46.2; 9.016667 |
|
Altitudine: |
238 m
s.l.m. |
|
Superficie: |
19,84
km² |
Popolazione:
- Totale
-
Densità |
(2010)
17.690 ab.
892 ab./km² |
|
Frazioni: |
Daro[1],
Carasso[2],
Galbisio,
Ravecchia[3],
Artore |
|
Comuni contigui: |
Arbedo-Castione,
Giubiasco,
Gorduno,
Monte
Carasso,
Pianezzo,
Sant'Antonio |
|
CAP: |
6500 |
|
Pref. telefonico: |
091 |
|
Codice BFS: |
5002 |
|
Targa: |
TI |
|
Nome abitanti: |
bellinzonesi |
|